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I Càtari a Monforte d’Alba

Un gruppo di cristiani abitarono la rocca di Monforte all’inizio del XI secolo. Girardo, il capo carismatico, spiegando i Vangeli, trovava argomenti contro la corruzione, il malcostume del clero di quel tempo e le gerarchie religiose. I loro costumi e del loro credo sapevano di eresia, come ad esempio l’assoluta castità nel matrimonio, la figura del “Pontefice che assolve, ma non è quello di Roma”, il finire la vita tra tormenti per evitare i tormenti eterni.

Ariberto d’Intimiano, Vescovo di Milano, informato che in Mons Fortis si praticava una inaudita eresia, mandò a chiamare Girardo il quale confermò la dottrina dei Càtari (dal greco Katharòs, puro). Espugnato il castello, tentò con pazienza di riportarli sulla retta via, ma i potenti della città, timorosi che quelle strane idee prendessero piede nel capoluogo lombardo, fatta erigere contro il volere di Ariberto una grande croce da una parte e acceso un fuoco dall’ altra, imposero a Girardo ed ai suoi seguaci la scelta tra abbracciare la croce, o la morte nel fuoco.

La storia dice che essi scelsero il fuoco.

Era il 1028